Una ragazzina dai capelli biondi correva in un prato inondato dal sole. Indossava un vestito bianco in pizzo, aveva i fiocchi rosa tra i capelli, e in mano teneva un retino cattura farfalle.

Correva avanti e indietro e si divertiva, quando, all’improvviso, su un grande foglio verde di bardana vide un enorme Rospo coperto di verruche.

— Che orribile rospo – disse la Ragazza con disgusto.

— Coff, coff, – disse Rospo. — E, tu sai, che io sono un principe stregato?

— Non è vero – disse la Ragazza incredula.

— Vero-vero – ha confermato il Rospo. — Una strega malvagia mi ha lanciato un incantesimo. Io sono giovane, bello e ricco. Se riuscirai a liberarmi dall’incantesimo, ti sposerò, e vivremo per sempre felici e contenti.

— E come annullare l’incantesimo? – chiese la Ragazza.

— È un incantesimo molto complesso, non sarà facile. Dovresti portarmi a casa tua, farmi dormire nel tuo morbido letto, baciarmi ogni giorno, farmi mangiare e portarmi fuori a fare le passeggiate.

Così si annulla l’effetto dell’incantesimo. Una mattina ti sveglierai e troverai vicino un bel principe al posto di un rospo schifoso. E vivrai una vita felice e serena.

La Ragazza ascoltava incantata.

Guardava la pelle coperta di verruche, enormi occhi sporgenti, una stretta fessura della bocca, e immaginava un ragazzo alto affascinante con capelli scuri, occhi verdi e uno sguardo malizioso.

Accanto a lui immaginava se stessa con un vestito sfarzoso bianco in un bellissimo castello, sentiva già parole d’amore…

Superando il disgusto si inginocchiò, mise il Rospo sull’orlo del vestito e lo portò a casa.

Da quel giorno la vita della Ragazza cambiò completamente.

Lei non correva più nel prato soleggiato, non cantava e non si divertiva.

Lei si prendeva cura del Rospo.

Il rospo era molto capriccioso: pretendeva cornetti per la colazione e spaghetti con il sugo per la cena, voleva dormire nel letto con lei, e lasciava tracce appiccicose sul pavimento e sul letto.

La Ragazza non indossava più il bel vestito in pizzo. Doveva pulire e lavare sempre, le mani arrossavano e facevano molto male.

E il Rospo continuava a essere un grande e vile Rospo e non si trasformava in un bellissimo principe.

A volte lei lo guardava e desiderava buttarlo fuori di casa per tornare a vivere come prima, ma aveva paura di sbagliare.

— E se domani mi sveglierò e vedrò accanto a me un bel ragazzo bruno con gli occhi verdi?!

Così sono passati alcuni mesi. Poche persone avrebbero riconosciuto in questa tormentata sciattona un tempo fa allegra e spensierata Ragazza. Oggi comandava il Rospo.

pulire casa

La Ragazza serviva soltanto e faceva tutto il lavoro sporco in casa.

Una volta il Rospo la sgridò perché aveva portato il pranzo troppo tardi.

La ragazza uscì di casa e si mise a piangere.

Era seduta sul portico e piangeva a dirotto. La vide un uccellino che cantava su un ramoscello.

— Perché piangi? – chiese l’Uccellino.

— A casa mia vive un Rospo, che mi comanda. Tutto il giorno lavo, pulisco e cucino per lui. Sono molto stanca, non voglio vivere più così.

— E la casa di chi è? – chiese l’Uccellino.

— Mia – rispose la Ragazza, asciugandosi le lacrime.

— E chi ti l’ha portato a casa questo Rospo?

— Io, – disse tristemente la Ragazza.

— Perché? – si stupì l’Uccellino.

— Mi ha detto che si sarebbe trasformato in un principe se mi prendevo cura di lui. Ma sono passati molti mesi e non è cambiato nulla.

— Perché non lo butti via di casa?

— E se fosse vero? E se presto si trasformerà in un principe? Ho già investito così tante energie. Sarebbe un peccato, ho aspettato un bel po’ di tempo.

— E se trascorrerai tutta la vita a prendersi cura di un Rospo, che mai si trasformerà in un principe? – chiese l’Uccellino.

La ragazza cominciò a riflettere.

— Se sapessi di non sbagliare…, – disse lei.

All’improvviso Ragazza alzò la testa e i suoi occhi si illuminarono:

— È se andassi a chiedere alla vecchia Strega che vive al di là del bosco? È vecchia e saggia, forse lei mi saprà dire se il Rospo diventerà il principe o no?!

La Ragazza si rallegro è andò subito da Strega.

La vecchia Strega viveva al di là della foresta in una casetta sgangherata.

— Mi piacerebbe sapere – raccontò tutto la Ragazza. — Non è che perderò la possibilità di sposare il principe?

La strega ha preso le rigaglie di pollo, gli occhi di pipistrelli e l’erba della palude e cominciò a predire il futuro. Agitava la testa con i capelli bianchi guardando attentamente il pentolino dal quale si alzava un denso puzzolente vapore.

— È solo un rospo, – disse infine. — Non perdere tempo. Non diventerà mai un principe.

La Ragazza uscì triste da casa della Strega.

Cammino lentamente per un po’ con la testa abbassata, quando all’improvviso le è venuta in mente un’altra idea.

— La strega può sbagliare. Cosa sa quella vecchia di un principe azzurro? Devo andare a chiedere a Fata Buona! Mi saprà dire cosa accadrà!

La Fata Buona viveva in un bellissimo castello con finestre ogivali e alti pinnacoli.

— Sono così stanca, – raccontava tutto la Ragazza. — Ma ho paura che se butto via il Rospo, non sposerò mai il Principe azzurro!

La Fata Buona scosse la testa e chiese un giorno per rispondere.

Lei guardava il futuro sulla luce lunare e sulle stelle, creando formule complesse con boccoli di nuvole e margherite bianche. E il giorno successivo ha emesso il verdetto:

— È solo un rospo, – disse la Fata Buona. — Non diventerà mai un principe. Ti conviene portarlo di nuovo sul prato.

La Ragazza ascoltò in silenzio e se ne andò.

Ma dentro di sé era piena di indignazione:

— Sono gelose! – esclamò, uscendo in strada. — Certo, tutti vogliono sposare un Principe. Io sono meglio di loro, lo so! Me lo sento che non sarà invano.

È tornò a casa dal Rospo.

Ha ascoltato rimproveri perché era andata via dimenticando di farlo mangiare.

Ha pulito casa dal muco, ha preparato il pranzo e gli ha fatto il bagno.

Il Rospo era contento.

Grande, marrone-verde, pieno di verruche, giaceva sul cuscino in pizzo sul suo letto. La Ragazza non dormiva con il Rospo e già da tempo gli aveva ceduto il posto. Dormiva su un stretto divanetto in cucina.

Prima di addormentarsi, come al solito, immaginava quanto sarebbe bella la sua vita se il Rospo diventasse il Principe.

Inventava i nomi ai loro figli, si domandava che tipo di fiori sarebbero cresciuti nel loro giardino. E con questi dolci pensieri si addormentò.

E fece un sogno:

Vide se stessa avvicinarsi alla propria casa tutta degradata e inclinata, finestre sporche e buie, e sul portico di casa vide una vecchia.

Brutta e trascurata, assomigliava a una strega. Ed ecco che la vecchia la chiamò con il suo dito adunco.

La Ragazza voleva scappare, ma le gambe non obbedivano. Sì avvicinò lentamente, la vecchia la guardò con i suoi occhi sbiaditi e chiese:

— Mi riconosci?

— No, – rispose la Ragazza impaurita. — Non ti ho mai visto prima.

— Coff, coff, – tossì la vecchia. — Io sono te. Per molti anni mi sono occupata di un Rospo sperando che diventasse il principe.

Tutti mi dicevano che era solo un Rospo, ma io non credevo a nessuno. Io credevo solo al Rospo. Io volevo sposare il principe. E avevo molta paura che se buttavo via il Rospo, questo non sarebbe mai accaduto. Così sono passati molti anni, e ieri il Rospo è morto.

Semplicemente è morto dalla vecchiaia. E io piangevo per anni su ciò che non sarebbe mai accaduto. Sulla mia vita, che sprecavo prendendomi cura del Rospo. Piangevo perché mi invecchiavo e non potevo più come prima correre in un prato e catturare le farfalle. Piangevo per un principe che non mi sarei mai sposato.

— Guardami, guardami! – gridò la vecchia. — Io sono il tuo futuro!

— No, no, – gridò la Ragazza. Voleva scappare, ma le gambe non obbedivano e ha soltanto potuto chiudere gli occhi con le mani e urlare: — no, no, no!!

— Hai disturbato il mio sonno, – sentì la voce stridula. Aprì gli occhi e vide il Rospo sul pavimento che la guardava. — Portami a letto, e fai silenzio! – disse il Rospo.

La ragazza guardava il Rospo e nella sua mente giravano una dopo l’altra le frase che dicevano Uccellino, Strega, Fata e la vecchia nel sogno:

— È solo un Rospo!

rospo

Si alzò dal letto, prese in mano il Rospo, si avvicinò alla porta e la aprì.

Rospo ha percepito che qualcosa non andava:

— Ehi! Dove mi stai portando?! – strillava il Rospo.

La ragazza aprì la porta e lanciò il Rospo più lontano che poteva.

— Vattene via! – gridò. — E non tornare più. Non farò più niente per te, e non dormirai più nel mio letto! Questa è casa mia e qui faccio quel che voglio io, decido io come vivere la mia vita. Potrò come prima correre nel prato, catturare le farfalle e godermi la vita! Non credo alle tue promesse. Sei solo un Rospo!

Chiuse la porta e la prima volta dopo molti mesi sorrise. 😉

Tradotto da Tatiana Rozhko per Eccellente Donna

 

Donna Perfetta

 

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È ora di baciare il rospo? (Una favola per le principesse moderne)
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È ora di baciare il rospo? (Una favola per le principesse moderne)
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